Abstract
Le proteste della “primavera siriana” sono iniziate a
Daraa, una provincia meridionale, prevalentemente rurale, devastata dalla crisi
economica che ha colpito il Paese dal 2005. Daraa è considerata la culla
della rivolta popolare siriana, che inizialmente chiedeva riforme politiche ed
economiche, per poi degenerare nel conflitto armato in seguito alla dura
repressione da parte del governo.
Quella che era cominciata
come una protesta circoscritta su basi socio-economiche si è trasformata in
breve tempo in una vera e propria rivolta armata contro lo Stato. Gli atti
vandalici e gli incendi hanno colpito violentemente il cuore delle istituzioni
e dei servizi pubblici.
Il testo propone una
lettura della crisi siriana focalizzata su fattori interni ed esterni. Da un
lato, individua nei Fratelli Musulmani (legati all'Egitto) i
principali promotori delle proteste, accusandoli di mirare al potere per
instaurare uno Stato islamico, perseguendo tale obiettivo anche a scapito
dell'unità nazionale e cercando supporto esterno. D'altra parte, attribuisce la
fragilità interna alle politiche di liberalizzazione economica (2005-2011), che hanno danneggiato
le classi medio-basse e favorito la corruzione, indebolendo la coesione
sociale. Infine, la crisi è inquadrata nel contesto del crollo degli equilibri
regionali, influenzato dalla caduta di Mubarak in Egitto, dalle
ambizioni turche, dall'occupazione americana in Iraq e dalla competizione tra
Iran e il fronte turco-statunitense.
La "Primavera
siriana" è vista, in parte, come una lotta tra grandi potenze e potenze
regionali per il controllo del cuore del Medio Oriente, a seguito degli sforzi
degli Stati Uniti per stabilire un dominio completo su questa regione al fine di
creare un ordine mondiale che mantenga la loro posizione di potenza leader
mondiale. Gli Stati Uniti sono tra le nazioni più consapevoli delle lezioni
della storia e sanno che chiunque controlli la Siria può rafforzare la sua
presa su Iraq, Turchia ed Egitto, che costituiscono un punto di convergenza tra
di loro. Chiunque controlli queste tre sfere geopolitiche può controllare il
Medio Oriente. E chiunque ci riesca può controllare il mondo.